Matilde di Canossa
Figura femminile di grande importanza nella storia del Medioevo europeo, Matilde di Canossa a soli nove anni si ritrova erede di un territorio, dal Lazio al Lago di Garda, strategico perché punto di passaggio obbligato sia per i Pontefici che dovevano insediarsi a Roma, sia per gli imperatori che a Roma dovevano essere incoronati.
Cugina dell’imperatore Enrico IV, ma fedele seguace della Riforma Gregoriana di Papa Gregorio VII, si ritrova al centro di uno scontro epocale per la lotta delle investiture tra Papato e Impero.
Per motivi politici si sposa con Goffredo il Gobbo e dovrà lasciare le sue terre per insediarsi nella patria del marito, la Lorena. Il matrimonio ha fine dopo pochi anni e Matilde potrà tornare dalla madre Beatrice in territorio italiano.
Assiste così all’inasprimento delle divergenze tra Papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, il primo deciso a metter fine alla supremazia del re, il secondo pronto alla guerra per far valere i suoi diritti di sovrano assoluto.
Dopo la scomunica di Enrico IV, Matilde farà da mediatrice tra il sovrano ribelle e il papa presso il castello di Canossa, mostrando la sua ambivalenza dovuta alla fedeltà verso il cugino imperatore e il desiderio di essere una buona cristiana
L’umiliazione di Enrico IV è solo una mossa strategica di convenienza e la lotta riprenderà a breve.
Per il suo ruolo di intermediaria Matilde viene spogliata del titolo di Contessa e privata delle sue terre: è una donna sola, alcuni vassalli le si ribellano e, per difendere il suo feudo sotto attacco delle truppe imperiali, contrae un secondo matrimonio, anche questo infelice e fallimentare.
Solo nel 1111, con l’accordo di Bianello, le viene nuovamente riconosciuto il potere sul dominio canossano e viene incoronata Vicaria Imperiale in Italia da parte del nuovo imperatore Enrico V. In cambio garantisce al tedesco l’eredità di tutte le sue proprietà.
Solo negli ultimi anni della sua esistenza Matilde potrà dedicarsi alla preghiera e alla religione tralasciata in gioventù per il suo ruolo politico.
Morirà vicino al tanto amato monastero di San Benedetto in Polirone e dal 1632 riposa a Roma nella basilica di San Pietro



